I prescelti di Dioniso

Agamennone 2010

 

Liberamente tratto da Αγαμέμνων di Eschilo

 

Il genere della tragedia (dal greco “τραγος οιδη”, “canto del/per il capro”) è indubbiamente legato alla potente ed arcaica figura di Dioniso, divinità considerata espressione dell’energia vitale della Natura in ogni sua manifestazione.

 

Le origine storiche risalgono circa al VI sec. a.C.; l’area di diffusione è da identificarsi con l’Antica Grecia (Grecia, attuale Albania, parte della Turchia, isole del Mar Egeo e “Magna Grecia”), probabilmente con la città di Atene nel ruolo di nucleo propulsore (sebbene oggi appaiano evidenti le fondamenta doriche del genere).

 

La prima rappresentazione di una tragedia è datata 534 a.C.: quasi un secolo dopo, Eschilo metterà in scena l’ ”Agamennone”, pietra miliare dell’intera storia culturale e teatrale occidentale.

 

Nato ad Eleusi (presso Atene) intorno al 525, di nobile famiglia, Eschilo si distinse in qualità di poeta, regista e anche soldato (la sua esperienza sul campo è spesso ripresa nelle sue opere). Autore di elevato spessore e di riconosciuto talento, egli godette della stima degli ateniesi e dei re (Gerone, tiranno di Siracusa); morì nel 456 a Gela (singolare che, sulla sua tomba, siano riconosciuti solo i meriti militari).

 

Dai “Persiani” ai “Sette contro Tebe”, dal “Prometeo Incatenato” alla trilogia “Orestea”: questi solo alcuni titoli di opere eschilee pervenuteci (in totale 7; si stima che fossero una novantina in origine) che, seppur in numero ridotto, non hanno impedito all’autore eleusino di guadagnarsi una fama sempiterna.

 

Numerose le novità sceniche e stilistiche attribuitegli: l’utilizzo della maschera e dei coturni (zoccoli particolari), la presenza contemporanea sulla scena di due attori (dal monologo al dialogo), la progressiva riduzione dell’importanza del coro, la ripartizione in trilogia (“Orestea”: “Agamennone” + “Coefere” + “Eumenidi”), il largo uso di espressioni retoriche e hapax (forme di neologismi).

 

Tema centrale dell’intera opera di Eschilo è la tracotanza (“υβρισ”), l’incapacità umana di cogliere il limite fra lecito e illecito, fra mortale e divino: i suoi eroi si scontrano con la volontà divina, il loro libero arbitrio prevale e sempre si traduce in disfatta.

 

Impareggiabile maestro, Eschilo è da considerarsi padre del teatro occidentale.

“Venite, venite Furie a urlare, a danzare presso la reggia.”

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