I prescelti di Dioniso

Lago

Ovvero sulla seducente inclinazione al male

 

di Andrea Mazzarella

 

Invidioso, crudele, manipolatore. Arrogante, scaltro e potente. Iago domina la tragedia di Otello, si muove disinvolto tra i personaggi; ne intuisce gli stati d’animo e sussurra i loro pensieri; ne orienta i movimenti ed evoca violente emozioni che si consumano in atroci azioni. Chi più di Iago, del “fedele e onesto” Iago, è protagonista in quest’amara vicenda? Chi più di lui è autore dello svolgersi dei terribili eventi?

 

Queste le certezze che avevamo salde accostandoci alla lettura del classico shakespeariano The Tragedy of Othello, the Moor of Venice. Ma più ci addentravamo nel testo, più tra le fila dei nostri discorsi si insinuava una domanda: può il fecondo seme della malvagità germogliare in un terreno non altrettanto fertile? Per trovare una risposta è stato necessario procedere con un’analisi temeraria.

 

Dal principio, abbiamo tolto Iago dalla trama; in seguito, tolto la trama stessa. È stato quindi possibile reinserire il nostro protagonista nel dialogo surreale tra la malvagità e i personaggi che la subiscono, per scoprire che loro stessi ne sono sedotti e, in buona parte, responsabili.

 

In un girone infernale buio e fumoso si avvicendano sul palcoscenico la disperata gelosia di Otello, il cieco amore di Desdemona, l’ingenuità colpevole del luogotenente Cassio; per ognuno di essi vi è una pesante catena che li sorregge, costringe, espone di fronte al giudizio di un’autorità, della malvagità stessa; e degli spettatori che, comodamente seduti, osservano la vicenda ma che, presto, si sentiranno in una posizione un po’ meno confortevole.

 

Con lucida determinazione il nostro Iago mostra a tutti come una sua ipotetica assenza non avrebbe cambiato le sorti della trama, o, più correttamente, come la sua presenza nelle vicende umane sia in realtà imprescindibile, non negoziabile, assoluta.

 

Può una catarsi dell’orrore essere davvero liberatoria? Una domanda che pesa più di un macigno, provoca nello spirito e disgusta nel profondo. Sarà infine di un ultimo personaggio l’onore, e l’onere, di suggerire una terza via. 

 

“Siamo tutti prole di Caino, siamo tutti eredi di un fratricida,
ce lo abbiamo nel sangue, è quello che siamo.”

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