I prescelti di Dioniso

L’importanza di chiamarsi Ernest

 

Liberamente tratto da “The Importance of being Ernest” di Oscar Wilde

 

L’estrema attualità di un autore di fine ‘800, un mix perfetto di tematiche quotidiane e bizzarri luoghi comuni. L’equivoco, il salvataggio della sacra apparenza, le personalità vuote e al contempo ricche di forma. Da queste premesse nasce il nostro tributo a Oscar Wilde e a The Importance of Being Earnest, commedia pervasa di frivolezza elegantemente celata da un’ impalcatura fragile di serietà. Una serietà cercata, dichiarata e mai trovata, nascosta in un nome proprio, Ernest, che trasmette la sicurezza economica, la realizzazione personale e il successo racchiusi nell’essere earnest; un geniale gioco di parole che abbiamo scelto di non tradurre ma di mettere in scena attraverso l’affannata rincorsa dei personaggi verso quel significato che solo all’ultima battuta si renderà manifesto, sorprendendo tutti per la sua raffinata futilità – o la sua importanza?

 

La volontà è quella di riproporre un testo ultracentenario incredibilmente adatto alle sfide e ai fatui contenuti del Nuovo Millennio, con qualche accortezza e richiamo alla vita di tutti i giorni, da quella surreale dei social alla concretezza sterile dei rapporti fra persone. Come Wilde, anche noi percepiamo grande incertezza e tentennamento nell’affrontare la nuova realtà; se allora fu l’approcciarsi ai dettami della Rivoluzione Industriale, oggi possiamo ricondurre questo imbarazzo alle leggi della Rivoluzione Internet, dove svanisce il peso e la qualità del contenuto a favore di etichette e forme vacue come bolle di sapone. La trasparenza dei supporti fisici – tavolo, sedie, pareti – si contrappone alla concretezza degli elementi d’arredo, superflue suppellettili che acquistano un ruolo sostanziale nella costruzione scenica della trama narrata. È l’ostentazione del mettersi in mostra, fotografarsi, dichiararsi permeabili allo sguardo e al giudizio altrui ma trovarsi a condividere coi propri simili solo gli aspetti di noi più costruiti, meno sinceri, davvero poco onesti. 

 

Dunque sì, ridiamoci su, scherziamo, osserviamo col sorriso le vicende dei giovani Ernest e delle loro compagne di avventura; ma manteniamo occhio vigile, perché la critica sottile che l’autore muoveva ai suoi contemporanei britannici è tragicamente attuale; e se tematiche morali di un secolo fa si dimostrano ancora così fresche… Beh, signori, a conti fatti c’è poco da stare allegri.

 

“Mi hai sempre detto di chiamarti Ernest, ti ho presentato a tutti come Ernest,
hai persino la faccia di un Ernest, sei l’Ernest più onesto che io conosca!”

ISCRIVITI

Registrazione Newsletter

Resta Aggiornato